Il film è tratto dal racconto di Franco Lucentini, il protagonista della storia, soprannominato ironicamente “ il professore”, è un uomo di 45-50 anni, che conduce una vita grama di uomo tuttofare in una casa-pensione equivoca, a Roma, sopportando le angherie della padrona della casa e il dileggio delle donne che vi abitano e la frequentano. Ma un giorno, la piattezza della sua vita viene scossa dalla conoscenza della Marchesa, una prostituta che in passato era una della casa, e che ha tentato di suicidarsi per delusione d’amore: la fine del rapporto che intratteneva con un’altra prostituta. Il Professore si reca a trovarla più volte in ospedale e, in un crescendo di attenzioni, di piccoli favori, di scambi di gesti semplici e gentili di complicità, sembra che tra i due possa nascere un improbabile sentimento di simpatia. Ma un altro episodio inciderà ancora più profondamente nella coscienza del protagonista: la visita agli scavi della Villa di Adriano, a Tivoli. Saranno i reperti archeologici, i resti architettonici e i ruderi meravigliosi della Villa di Adriano a risvegliarlo alla coscienza, in uno scambio e un intreccio di significati con la mediocrità della sua vita.
Coscienza che non c’è niente di certo, che il senso vero delle cose sfugge, che la vita è un magma, uno sterminato disordine, un fiume che scorre non si sa verso dove. Ma allora, se questa è la condizione, la si può anche accettare la vita, ci si può anche provare ad accettarla. Ed è questa scelta esistenziale e morale che faranno il Professore e la Marchesa, uniti in un sentimento d’amore accettato e condiviso.